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Giulio Gasparotti – 1998 – Pubblicazione “Quelli di Viale Don Sturzo”

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“L’arte non è il corso e ricorso di alcune forme probabilemnte eterne che gli uomini inventano e sognano”.

Sarebbe sufficente questo pensiero di J. L. Borges a introdurre le “Lagune, Cavane, Canali, Barche, Capanni in barena, Fondamenta a …” in scorci familiari dai colori naturali e ideali, capaci di animare le trame e i ritmi e di sviluppare una spazialità ricca di luminosità, di risalti, di fusioni, di silenzi.

Miracoli di luce che non possono essere nè meglio ripresi, nè meglio inventati, nè meglio distribuiti, singolare essenza d’ambiente in cui l’aria scorre assieme all’atmosfera e alla vita.

La realtà si innesta nella trasfigurazione obbediente ad una fresca costruzione del motivo sensibile alla musicalità della veduta nel susseguirsi degli accordi e delle armonie.

Le larghe stesure accentuano le dissolvenze e l’effusione spaziale organizzata secondo una concezione strutturale aperta al confluire e allo aprgersi del colore assunto anche come valore coincidente per alleggerire i volumi nella loro parvenza fenomenica, e a farli resistere a livello di puri profili in perenne dimensione evocativa.